Una storia vera.

1994

I Power Ranger  salvano il mondo una o due volte al giorno da enormi mostri in gommapiuma;

ActionMan è nel pieno delle sue operazioni segrete, trovando anche il tempo di dispensare consigli di vita a bambini che vivono in simbiosi con il tubo catodico;

Bayside School sopravvive ogni giorno agli amori adolescenziali e ai casini di Screech.

Ed io? Io sono in una corsia di un supermercato a rimirare pomposi e sfavillanti zaini, che gonfiano il petto in un’infinita parata per farsi scegliere da me.

I Power Ranger, ActionMan e i ragazzi in gel per capelli e t-shirt colorate, urlano stampati sui contenitori di scuola sperando che io li senta.

Io li sento eccome. Attirato, senza nemmeno un albero maestro a cui farmi legare per non cedere alla tentazione di quelle sirene da televisore.

Un’enorme mano tozza e callosa viene in mio soccorso e mi para davanti agli zaini Invicta e Seven, anonimi nei loro colori fosforescenti. “Dai, scegli uno zaino di questi. Ne avrai bisogno visto che tra poco comincerai le elementari”.

La tento “A ME veramente MI PIACE quello con il POVER RANGER rosso e Megazord”.

Fallisco. “Nonono. Scegli uno di questi. Solidi, belli e duraturi. Non vorrai farmene comprare un altro l’anno prossimo vero?”

Rispondo “Beh, in realtà ACCIOMEN…”

Perdo. “allora non ci siamo capiti. Scegli uno di questi. PUNTO.”

2014

Non convertendosi al latex e al green screen, i Power Ranger militano in loschi bassi fondi;

Action Man è vecchio nonostante la pelle in PVC, e invece di dispensar pillole di saggezza, inveisce alzando il bastone da passeggio sui teppistelli che gli suonano il citofono e scappano;

i fighi di Bayside School ora lavorano sui pescherecci della costa pacifica, o dietro la scrivania degli appuntamenti di qualche dentista affamato.

Il mio zaino dell’Invicta blu ha perso le zip, colore e qualche altro pezzo di poca importanza, ma preme ancora sulla mia schiena.

Divertiamoci alla Mary Shelley & Co.

Annoiati dall’alcol in una serata piovosa, dei giovani aderirono alla proposta di uno di loro. “Divertiamoci alla Mary Shelley e compagni, ok? No, non è un’ammucchiata!…Allora, ognuno di noi scrive un breve racconto di una pagina ok?.. e a mezzanotte ci ritroviamo qua in salotto per la lettura pubblica, ok?”.

L’eccitazione del giovane non era molto condivisa dagli amici, ma piuttosto di annoiarsi sbadigliando al televisore, il consenso fu unanime.

Da allora il tempo quasi si fermò, e la mezzanotte sembrava sempre più lontana. Invece che sbadigliare davanti al televisore, si ritrovarono quasi tutti a sbadigliare davanti allo stropicciato foglio a righe giallo.

La mezzanotte però arrivò. Tutti si presentarono col pezzo di carta tra le mani, e nessuno, naturalmente, voleva essere il primo a leggerlo.

Il ghiaccio fu rotto da un ragazzo dai capelli negli occhi “Ragazzi, io non ho scritto nulla” disse mostrando il suo foglio giallo con delle brutte caricature dagli enormi falli dei presenti.

“Va bene, inizio io!” disse il ragazzo che aveva proposto l’ormai maledetto passatempo.

Il suo foglio era scritto da entrambe le facciate, contravvenendo alla regola da lui stesso imposta. Le sue parole erano una melassa blu inchiostro che scivolava a fatica verso il margine inferiore. La sua espressione era fiera e non percepiva le bestemmie emesse mentalmente dagli altri. Il suo finale non fu mai così tanto agognato nella storia della letteratura “faidate”.

Il terzo, dopo uno schiarimento di voce, cominciò “Il giorno fu pieno di lampi, ma ora verranno le stelle, le tacite stelle…”

“Un attimo! Questo è Pascoli brutto bastardo!” e si passò al successivo.

Tra verbi sbagliati e lettori che si esprimevano in pieno stile robot, si arrivò finalmente all’ultimo.

Questi era rimasto in disparte rannicchiato in un’enorme poltrona, e con al voce rotta dall’imbarazzo iniziò:

Annoiati dall’alcol in una serata piovosa, dei giovani aderirono alla proposta di uno di loro. “Divertiamoci alla Mary Shelley e compagni, ok? No, non è un’ammucchiata!…Allora, ognuno di noi scrive un breve racconto di una pagina ok?.. e a mezzanotte ci ritroviamo qua in salotto per la lettura pubblica, ok?”.

L’eccitazione del giovane non era molto condivisa dagli amici, ma piuttosto di annoiarsi sbadigliando al televisore, il consenso fu unanime.

Da allora il tempo quasi si fermò, e la mezzanotte sembrava sempre più lontana. Invece che sbadigliare davanti al televisore, si ritrovarono quasi tutti a sbadigliare davanti allo stropicciato foglio a righe giallo.

La mezzanotte però arrivò. Tutti si presentarono col pezzo di carta tra le mani, e nessuno, naturalmente, voleva essere il primo a leggerlo.

Il ghiaccio fu rotto da un ragazzo dai capelli negli occhi “Ragazzi, io non ho scritto nulla” disse mostrando il suo foglio giallo con delle brutte caricature dagli enormi falli dei presenti.

“Va bene, inizio io!” disse il ragazzo che aveva proposto l’ormai maledetto passatempo.

Il suo foglio era scritto da entrambe le facciate, contravvenendo alla regola da lui stesso imposta. Le sue parole erano una melassa blu inchiostro che scivolava a fatica verso il margine inferiore. La sua espressione era fiera e non percepiva le bestemmie emesse mentalmente dagli altri. Il suo finale non fu mai così tanto agognato nella storia della letteratura “faidate”.

Il terzo, dopo uno schiarimento di voce, cominciò “Il giorno fu pieno di lampi, ma ora verranno le stelle, le tacite stelle…”

“Un attimo! Questo è Pascoli brutto bastardo!” e si passò al successivo.

Tra verbi sbagliati e lettori che si esprimevano in pieno stile robot, si arrivò finalmente all’ultimo.

Questi era rimasto in disparte rannicchiato in un’enorme poltrona, e con al voce rotta dall’imbarazzo iniziò:

eccetera eccetera eccetera

L’AGNELLO VEGETALE

‘L’Agnello Vegetale’, o ‘Pianta Tartarica’, nasce con la morte davanti agli occhi.

Quest’essere unico, posizionato tra il regno Vegetale e quello Animale ( come la Mandragora ), ha una vita singolare. Dal seme, opportunamente irrigato, nasce una pianticella, che col passare delle stagioni si irrobustisce sempre più, fino ad arrivare al momento della sua unica fioritura. Questa è dettata dagli ormoni, più che dalle condizioni ambientali,  rendendo così difficile stabilire il periodo in cui avverrà durante l’anno solare.

In poche settimane la grossa gemma è già al massimo dello sviluppo, potendo così dar alla luce lo strano ‘fiore’ celato al suo interno. L’infiorescenza singola si presenta nella fattezze di un agnello di circa un anno di vita, con uno stelo, scambiato erroneamente per cordone ombelicale, che si dipana dall’addome del ‘simil ovino’ sino alla pianta vera e propria.

Non potendo prelevare abbastanza sostanze nutritive dalle radici, ancora in perfetto stato, il ‘fiore’ si ciba dei vegetali attorno, nel raggio consentito dal ‘cordone vegetale’. I nutrienti poi, vengono assimilati decomponendo il pasto similmente alle più conosciute piante carnivore.

L’energia ricavata, sia dal suolo che dalle piante limitrofe, viene usata per infoltire il ‘lanuginoso pelo’ , fonte primaria di cotone per gli antichi persiani.

‘L’Agnello vegetale’ alla sua vera nascita ( la fioritura ), si trova dunque davanti ad un enorme quesito: cibarsi con voracità dei limitati vegetali vicino, vivendo poco ma sempre sazio, oppure centellinare il cibo, vivendo a lungo ma con i crampi al suo ‘stomaco vegetale’.

ARRIGO il barbiere

ARRIGO fa il barbiere. Ama, brama, corteggia e qualche volta odia il suo lavoro. E’ svelto di forbici e abile di rasoio, e nemmeno un cliente esce insoddisfatto ( almeno così pare ), nonostante qualche volta ARRIGO faccia di testa sua. ARRIGO ha però un problema: ogni volta che rade, taglia, acconcia o spunta una chioma, ARRIGO si taglia. Così, I suoi polpastrelli sono un reticolo di cicatrici, le sue nocche una costellazione di sfregi e i suoi palmi un vecchio libro consunto.

Questo fermerà il barbiere ARRIGO???